Criminologia e Sociologia

14 maggio 2012
Case, bordelli e prigioni, ladri di anime, cacciatori di parole

“Case, bordelli e prigioni, ladri di anime, cacciatori di parole”.

Quando letteratura e psicologia si incontrano …

(“La Voce” di Rovigo 20.12.2011)

di Patrizia Trapella* e Luca Massaro**

A proposito di regali natalizi, ecco la nostra strenna.

Abbiamo incontrato il prof. Silvio Ciappi, psicologo forense e criminologo ed il prof. Francesco Ricci docente di letteratura italiana e latina, entrambi toscani. Il prossimo 28 dicembre, alle ore 15, essi presenteranno presso l'Archivio di Stato di Rovigo “Case, bordelli e prigioni, ladri di anime, cacciatori di parole”, offrendo l'opportunità di poter condividere con loro un paio d'ore, immersi nell'affascinante mondo della psicologia forense e della letteratura.

Perché questo connubio criminologia, psicologia e letteratura?

F.R. “Il desiderio di conoscere l'uomo, anche nei suoi aspetti più urtanti, scomodi, sconcertanti, credo che possa essere almeno in parte esaudito soltanto uscendo da un'ottica del sapere, che poi è quella contemporanea, specialistica, settoriale. Le forme della conoscenza sono molteplici: noi conosciamo attraverso l'intelligenza, ma anche attraverso i sentimenti e le emozioni. Ecco che allora uno sguardo d'insieme gettato sulla criminologia, la psicologia, la letteratura, ci può permettere di fare in parte luce su quello che è l'agire e il sentire dell'uomo”.

S.C. “Perché credo che a volte, se non spesso, sia la letteratura (pensiamo a Dostojevskij) a far luce sulla psicologia deviante e poi perché nelle storie criminali che ho incontrato ho sempre visto dietro gli occhi (anche di un efferato assassino) l’uomo, con tutte le sue incertezze e fragilità “.

Cosa ne pensa Silvio Ciappi della letteratura e cosa, invece, Francesco Ricci della psicologia?

F.R. “Sin da quando ho iniziato ad occuparmi di letteratura, specie di letteratura del Novecento, sono stato affascinato dall'uomo, dalla personalità che sempre si cela dietro l'artista. L'opera d'arte, la vera opera d'arte, non è mai vissuta, riversata immediatamente sulla pagina. Neppure per i poeti del Romanticismo europeo è stato così. L'opera d'arte presuppone sempre una mediazione, una trasfigurazione, che raffreddi la materia incandescente costituita dalla vita e dal vissuto di ciascuno. Ecco che allora avvicinarsi ad un testo per me significa non solo coglierne gli aspetti estetici, artistici, ma anche scendere negli abissi dell'anima dello scrittore. Non è un caso che un grande psichiatra come Eugenio Borgna impieghi sovente i testi degli scrittori per cercare di capire, e di farci capire, quale sia la natura delle emozioni che accompagnano il nostro essere-nel-mondo”.

S.C. “Beh, la letteratura mi ha sempre appassionato e mi hanno sempre appassionato le vite dei poeti e degli scrittori. Alcune volte vite normali, altre volte vite sospese tra la normalità e la follia. Anch’io mi sono cimentato nella scrittura (ho scritto due romanzi noir, “Il Missionario” e “L’uomo dei lupi”) e mi sono accorto che scrivere è un po’ mettersi a nudo, guardarsi dentro attraverso quella ferita-feritoia che sono le nostre emozioni”.

 "Case, bordelli e prigioni, ladri di anime, cacciatori di parole", un titolo che già da solo é una poesia. Di cosa ci parlerete?

F.R. “Sono contento che il titolo vi piaccia. I ladri di anime e i cacciatori di parole altro non sono che gli psicologi e gli scrittori, che cercano, scavando dentro la propria interiorità o dentro a quella del paziente, la parola capace di illuminare un episodio di vita, un trauma, un'esperienza significativa, un rimosso che in realtà continua a farsi sentire e a condizionare frammenti di tempo e di vite, rendendo queste ultime vite mancate. In quanto poi alle case, ai bordelli e alle prigioni, queste stanno da un lato a suggerire gli scenari che molte volte si aprono all'interno dell'anima, una volta che si riesca a penetrarvi; dall'altro, possiedono un significato letterale, concreto. I brani che leggeremo, gli scrittori di cui ci occuperemo, infatti, hanno spesso condotto un'esistenza eslege, marginale, maledetta, di certo non riconducibile nell'alveo dell'etica borghese”.

"Anime Nude", il vostro libro, di cosa racconta?

S.C. “Un libro che prende le mosse da esperienze culturali molto diverse e indaga il miracolo della creazione letteraria. Dieci nomi di scrittrici e scrittori, tra i più grandi del secolo scorso: Cvetaeva, Apollinaire, Wilcock, Kavafis, Achmatova, Borges, Hardy, Brodskij, Hikmet, Rilke. Alcuni di essi sopportarono profondi lutti o vissero in balia dei propri fantasmi, altri vennero perseguitati per gran parte della loro vita, furono isolati, conobbero il carcere. È proprio lavorando nei penitenziari che ho imparato l’importanza della poesia, il suo valore salvifico. Dove c’è molto silenzio si apprezza facilmente la bellezza della parola, si cerca una fuga dalla banalità del linguaggio. Per molte anime inquiete, come i dieci poeti del libro, la poesia ha rappresentato un percorso terapeutico, una via d’uscita dalle zone d’ombra della propria esistenza”.

Che dire? Non vediamo l'ora di ascoltarvi.

*avvocato penalista **medico legale con master in criminologia e psichiatria forense. Entrambi Membri della Harvard Associates in Police Science, Baltimore.