Criminologia e Sociologia

14 maggio 2012
La tolleranza della devianza e della maleducazione

La tolleranza della devianza e della maleducazione (“La Voce” di Rovigo 06.12.2011)

di Patrizia Trapella* e Luca Massaro**

Negli ultimi giorni abbiamo riflettuto su alcuni comportamenti, tipicamente sociali, di frequente osservazione e ben noti a noi tutti. Tutto ciò accade lungo le strade, nelle piazze, sui mezzi pubblici negli uffici e negli ambienti scolastici. Attenzione: non nei contesti familiari! 

Come definire lo strillare di alcuni passeggeri sugli autobus quando gli altri parlano a voce bassa, se non addirittura bisbigliano, per non disturbare? E che dire dell'avversione nel raccogliere i rifiuti corporali (solidi soprattutto) del proprio cane lasciati sui marciapiedi? E il circolare in sella alla bicicletta, magari a tutta la velocità, sui marciapiedi evitando all’ultimo momento i pedoni, confusi, stupiti e spaventati? O, sempre dei ciclisti, il viaggiare in sella alla bicicletta lungo una strada in senso vietato piuttosto che fare il giro più lungo attorno all’isolato? Che dire di chi alla guida dell’autovettura, in corrispondenza di una rotatoria, per svoltare non aziona gli indicatori di direzione, lasciando nell'assoluta incognita il conducente dell'auto retrostante? E il parlare al telefono cellulare, trattenuto con una mano, mentre si è alla guida di un mezzo di trasporto?  L’elenco potrebbe continuare all’infinito rischiando di annoiare il lettore.

Distinguiamo.

Alcuni di questi comportamenti sono espressioni di una mal-educazione. Altri, ancora, infrazioni del codice della strada. Altri, infine, sono comportamenti devianti –  ossia comportamenti di una persona o di un gruppo di persone che violano le condivise norme sociali di una collettività.

Ma come interpretare alcuni di questi comportamenti che, così diffusi, sembrano quasi un’abitudine di tutti, adolescenti, adulti e anziani?

Non vogliamo estremizzarne il significato; ma sembra si tratti di una “tolleranza di comportamenti a-sociali” e se pensiamo che in un futuro prossimo essa non possa avere qualche ricaduta sociale, culturale o penale, siamo degli illusi.

Quello che constatiamo è un recente aumento del permissivismo e della tolleranza. Il sociologo F. Winslow (negli anni settanta) sosteneva che quando all’interno di una collettività vi è un processo di socializzazione rigido, l’efficiente controllo interno esercitato dai componenti impedisce l’emergenza di comportamenti devianti. Allora, questo vuol dire che oggi non c’è un rigido controllo sociale dei comportamenti?

Intendiamoci. Noi non giudichiamo. Osserviamo. Osserviamo e notiamo che ormai siamo componenti egoisti di una collettività che sempre meno condividono le esigenze, i problemi e le finalità del vivere insieme. Vi è una tolleranza della devianza – Maria D. e Daniel A. Heckert (sociologi) parlerebbero di “ammirazione” – e dei lievi reati. Ergo,  la reazione sociale si è assopita. 

Qualche mese fa i nostri bambini sono stati definiti i più maleducati dagli albergatori d’Europa. Coincidenza?

I bambini e gli adolescenti sono il nostro futuro e se, come collettività, decidiamo di adottare la regola di non esercitare alcun controllo sui comportamenti devianti e in qualità di genitori, docenti, istituzioni non insegniamo modelli di apprendimento e di crescita sociale, va bene. Ci assumeremo le conseguenti responsabilità.

A nostro parere é imperdonabile se ci disinteressiamo e tolleriamo. La tolleranza della devianza e della maleducazione sposta il limite che separa quello che è giusto da quello che non lo è e se non insegniamo ai nostri figli i modelli di comportamento sociale che facilitano il rispetto e la convivenza, è assurdo sperare che essi li possano trasmettere un domani ai loro figli.

*avvocato penalista **medico legale con master in criminologia e psichiatria forense. Entrambi Membri della Harvard Associates in Police Science, Baltimore.