Criminologia e Sociologia

14 maggio 2012
Osservazioni criminologiche: le reali origini della criminologia

OSSERVAZIONI CRIMINOLOGICHE: le reali origini della criminologia.

di Patrizia Trapella e Luca Massaro

Ci siamo chiesti più volte qual è la vera origine della criminologia.

La risposta non è scontata né semplice come potrebbe sembrare.

Non sono stati ovviamente i films a generare la criminologia intesa in senso lato come scienza del crimine, anche se l’interesse per la materia – non le origini – si è diffuso per mezzo di numerosi films dal forte impatto visivo ed emotivo, pervasi di sangue, violenza e omicidi, spesso efferati per colpire la profondità delle fantasie dello spettatore. La storia cinematografica, sopratutto a partire dagli anni sessanta e settanta e anglosassone in particolare, ha contribuito assieme alla letteratura (noir) a incrementare la diffusione dell’associazione mentale criminologia-violenza e omicidi. Pensiamo a films come Arancia Meccanica, Il silenzio degli innocenti, i films sul Vietnam, quelli sulle bande giovanili o sui serial killers e altri ancora sullo stile di Venerdì 13 o Halloween. Non è quello che cerchiamo, anche perché la criminologia non è solo omicidi, sangue e violenza.  

Non ci riferiamo nemmeno agli studiosi del Settecento, della fine Ottocento e dell’inizio del secolo scorso: Cesare Beccaria, Enrico Ferri, Cesare Lombroso. In effetti, essi attivarono i primi studi sulla criminologia e iniziarono un percorso conoscitivo che avrebbe condotto ad attribuire spessore scientifico ad una disciplina che tuttora è in espansione: lo studio del reato, quindi dell’autore del reato e così via. Non ci siamo ancora.

Paradossalmente, le vere origini della criminologia sono i fatti della vita quotidiana. Diremmo i fatti normali. Ciò che accade normalmente. Intendiamo l’osservazione della vita quotidiana della gente, di quello che succede ogni giorno, nelle piazze e nei bar, nelle famiglie, negli uffici, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, quello che si dice la gente. Come si può parlare di criminologia se non si conoscono i normali modelli di apprendimento sociale, le normali modalità di trasmissione dei valori sociali intrafamiliari (dai nonni ai nipoti ad esempio) e all’interno del gruppo sociale e la normale interazione sociale degli individui?  

Come ci si può interessare di criminologia se non si parte dall’attenta osservazione della quotidianità della gente o della collettività che dir si voglia, di come gli individui si rapportano tra loro normalmente. Durkheim, noto sociologo francese di fine Ottocento e primo Novecento, intendeva la sociologia come la scienza dei fatti e dei rapporti sociali. E allora appare imprescindibile seguire le tracce della sociologia per giungere alla criminologia.  

Dalla sociologia all’osservazione di comportamenti devianti (e dei reati) il passo può essere veramente breve. La devianza è quella che solitamente fa notizia e abitualmente si legge nei quotidiani o nelle riviste perché stupisce la collettività. Essa è il comportamento di chiunque violi e sfugga alle aspettative derivanti da una consolidata norma sociale (una sorta di abitudine sociale condivisa).

Per motivi sociali, culturali, di istruzione ed educazione, noi ci comportiamo tutti (o quasi) in una determinata maniera in una precisa circostanza ambientale (l’incontro, a volte massiccio, di diverse culture sta modificando tale assunto e forse tra qualche anno non sarà più la norma) ed è importante conoscere il nostro comportamento e se esso muti nel tempo; ma è altrettanto di grande interesse conoscere la condotta del deviante il quale non si adegua al comportamento adottato dalla stragrande maggioranza delle persone che formano la collettività. E, forse, non si adeguerà mai.   

La criminologia trae dunque la vera origine dall’osservazione, rilevazione e interpretazione del piccolo o grande fatto quotidiano, normale e/o deviante.

Alcuni fatti possono rappresentare un pre-allarme sociale come quello di qualche giorno fa relativo ad una bimba di cinque anni violentata, sembra, da tre adolescenti (quindicenni). Si badi bene. Abbiamo parlato di pre-allarme sociale e non di allarme sociale e nemmeno di certezza di reato di cui si occuperanno le forze dell’ordine e il Tribunale per i minorenni. E’ l’interpretazione socio-criminologica del fatto, qualora accertato, che conduce a riflessioni che dovranno approfondire come e se si stiano modificando le modalità di sviluppo psico-sessuale dei minori, il grado di educazione familiare degli stessi, le condizioni di salute e il grado di sviluppo della nostra società … In realtà, non dovrebbero essere queste le occasioni per giustificare simili approfondimenti da parte degli studiosi.

Altri eventi sono, forse, da rimprovero sociale. E’ ad esempio la notizia del guadagno quasi imbarazzante degli attori del cinema. Si legge di Johnny Depp e Leonardo Di Caprio che nell’ultimo anno hanno guadagnato rispettivamente 50 milioni e 77 milioni di dollari. Riflessioni: stiamo scambiando il denaro con qualcos’altro? Gli attori dai guadagni più o meno spropositati sono modelli corretti ed equilibrati per i giovani? E’ socialmente giusto celebrare mediaticamente queste persone?

Altro esempio di notizia. Negli ultimi anni un’apprezzabile percentuale della popolazione italiana sta cercando di imbrunire il colorito della pelle: è l’usanza dell’abbronzatura artificiale e si parla di tanoressia. Qualcosa sta cambiando nella nostra società? Cosa? Sta aumentando il nostro senso di insicurezza che mascheriamo con una carnagione più o meno scura? O la nostra insicurezza sta diventando insopportabile? Perché? Oppure è solo una moda? E’ una variazione del rituale di corteggiamento sessuale?

Ulteriore esempio. Cosa porterà la legalizzazione del gioco d’azzardo on line dello scorso 18 luglio? Il mercato è definito in continua crescita. Cosa porterà nelle famiglie? Solo denaro? Solo illusioni e speranze? Soltanto notti insonni? Un mero sperpero di denaro con ovvie difficoltà economiche nella famiglia dei giocatori?

Ancora un esempio. I pessimistici reports delle agenzie di rating Moody’s e Standard & Poor’s dei giorni scorsi con la conseguente e immediata consistente speculazione sui mercati finanziari. Sono semplici reports? O fanno parte di un disegno progettato a tavolino? E quali saranno gli effetti a lungo termine sulla popolazione? 

Stiamo parlando di notizie. Semplici notizie. Alcune delle quali apparentemente del tutto insignificanti; ma è questo il tipo di notizie che crea le premesse della criminologia. L’osservazione della vita reale è la vera linfa delle teorie criminologiche. Da questo punto di vista, i mezzi di informazione sono quasi determinanti e insostituibili alleati; hanno accelerato i tempi di diffusione delle notizie e certamente giovano nell’acculturazione criminologica.

La criminologia nasce, si arricchisce e si impregna indissolubilmente di nozioni di sociologia, psicologia sociale e della collettività, antropologia ed economia e finanza.

Così, tutto è legato a tutto. A parere di chi scrive è infatti la visione d’insieme della realtà l’unica prospettiva in grado di consentire il pronto rilevamento di eventuali comportamenti devianti e di prevedere e contrastare efficacemente quando non prevenire ripercussioni negative degli stessi sulla collettività che è poi l’essenza della criminologia.